
Il Natale, simbolo di solidarietà e speranza, rischia di trasformarsi per milioni di italiani in un momento di frustrazione e rinuncia. Non si tratta di un destino naturale, ma del risultato di precise scelte politiche ed economiche. I dati più recenti lo confermano: in Italia oltre 2,2 milioni di famiglie vivono in povertà assoluta, con circa 1,3 milioni di minori coinvolti. Secondo il Rapporto Caritas 2025, più di 5,5 milioni di persone sono in condizione di povertà, con un incremento costante rispetto agli anni precedent.
La crisi non riguarda solo chi è senza lavoro. Cresce il fenomeno dei working poor: circa il 30% degli occupati fatica ad arrivare a fine mese, segno che avere un impiego non basta più a garantire una vita dignitosa. È un paradosso che si riflette nelle statistiche: l’occupazione è ai massimi storici, ma i salari reali sono in caduta libera. L’OCSE certifica che dal 2021 al 2025 i salari reali italiani sono diminuiti del 7,5%, il peggior dato tra i Paesi membri. L’Istat conferma: il potere d’acquisto è crollato del 10,5% in cinque anni, nonostante l’inflazione sia tornata su livelli moderati, intorno all’1,6% nel 2025.
Questi numeri raccontano una verità scomoda: l’impoverimento non è un fenomeno naturale, ma il frutto di politiche che hanno lasciato indietro milioni di persone. Quando il salario non basta più a garantire una vita dignitosa, l’intera struttura sociale entra in crisi. L’erosione del potere d’acquisto non è soltanto un problema economico, ma una minaccia alla dignità umana e alla coesione sociale.
In questo scenario, il ruolo dei sindacati diventa cruciale. Eppure, la progressiva rinuncia da parte di alcune organizzazioni a svolgere un ruolo incisivo e critico contribuisce a cementare la disuguaglianza. Dove il sindacato arretra, avanzano sfruttamento e solitudine; dove il sindacato tace, si rafforza l’idea che la povertà sia inevitabile.
Il Natale ci ricorda che la dignità non è un lusso, ma un diritto universale. Difendere salari equi, contrastare la precarietà e rivendicare politiche redistributive significa difendere la coesione sociale e la speranza collettiva. Per il sindacato A.S.La COBAS , la sfida è chiara: farsi portavoce di questa battaglia, non solo per i lavoratori, ma per l’intera società. Senza giustizia sociale, anche il Natale rischia di perdere il suo senso più profondo.






IL COORDINAMENTO NAZIONALE DELL'A.S.La COBAS, IL 7 FEBBRAIO 2015, A SEGUITO DI VOTAZIONE DELL'ASSEMBLEA, CON IL 75% DEI VOTI A FAVORE, HA DELIBERATO L'ADESIONE AL T.U. SULLA RAPPRESENTANZA SINDACALE DEL 14 GENNAIO 2014
Scrivi al Dott. Claudio Calabisenti - Docente Universitario - Dirigente Nazionale A.S.La COBAS


