QUANDO DI LAVORO CI SI AMMALA

Alcuni lavori possono provocare malattie professionali, proprio perché causate dal tipo di attività, o da scarsa attenzione alle condizioni di salute e sicurezza QUANDO DI LAVORO CI SI AMMALA

L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Il primo articolo della nostra costituzione è uno dei più belli, anche se in tempi come questi sembra sempre più una bella scritta distante anni luce dalla realtà, come ahimè  ci ricordano i catastrofici dati sulla disoccupazione italiana. Chi ha un lavoro, dunque, se lo tiene stretto, e può ritenersi fortunato. Ma c’è anche chi di lavoro muore o si ammala.

INFORTUNI SUL LAVORO – In questi casi i numeri dicono più di mille parole, e inquadrano il fenomeno nella loro totalità. Nel 2011, i dati ci dicono che gli infortuni sul lavoro denunciati all’Inail sono stati, nel nostro Paese, 725.174, mentre i decessi 920. Per il 2012 le stime parlano di 654mila denuncedi infortuni, e 820 casi mortali. Il trend è quindi quello di una lenta decrescita, se consideriamo che la flessione per i primi è stata rispettivamente del 6,6% rispetto al 2010 e del 9% rispetto al 2011, e del 5,5% prima e 3% poi, per le morti sul lavoro. Ma di lavoro non solo si muore o ci si ferisce, ma ci si ammala.

LE MALATTIE PROFESSIONALI – Quella che invece si vede meno, ma che lavora e logora in modo subdolo, è lamalattia professionale. Anche in questo caso le cifre ci riportano un trend di diminuzione (-4% di denunce all’Inail negli ultimi anni). Dato impietoso, i tumori cosiddetti “professionali”, sono la prima causa di morte per malattia tra i lavoratori. Nel novero delle malattie professionali, tra le più diffuse c’è poi l’ipoacusia da rumore, lemalattie da asbesto e le malattie respiratorie.  Le malattie professionali, nel nostro paese, sono categorizzate secondo due macro tabelle, che riportano ai settori di industria e agricoltura, sottoposte a periodici aggiornamenti.

AMMALARSI DI LAVORO – Ma perché ci si ammala al lavoro? Come si capisce che la mia malattia è riconducibile alla attività lavorativa che svolgo quotidianamente? Innanzitutto una definizione per inquadrare il fenomeno: è da considerarsi malattia professionale “qualsiasi stato morboso che possa essere posto in rapporto causale con lo svolgimento di una qualsiasi attività lavorativa”. E’ quindi subito chiaro come, a differenza dell’infortunio, che invece avviene in maniera istantanea e riconoscibile nella sua traumaticità evidente, la malattia professionale è più difficile da captare e come tale da incasellare, a causa del suo progressivo svilupparsi. Va anche detto che proprio per questa sua caratteristica, e per il fatto che molti suoi segni e sintomi sono riscontrabili anche nella popolazione non esposta a questo tipo di rischi, la malattia professionale talvolta è con difficoltà riconosciuta in quanto tale.

LE MALATTIE MUSCOLO SCHELETRICHE – Quanto appunto alle malattie, quelle osteo-articolari e muscolo-tendinee sono la patologia più frequente tra quelle denunciate, e la loro incidenza è andata aumentando vertiginosamente negli anni. Si tratta di malattie causate in particolare dal sovraccarico bio-meccanico e movimenti ripetuti. La loro pervasività è andata aumentando negli anni, rappresentando nel 2011 il 66% delle malattie professionali, triplicando negli ultimi 5 il loro numero. Un interessante focus viene dalla recente ricerca teorico-sperimentale sulle malattie professionali di natura muscolo scheletrica portata avanti da Anmil Sicurezzae con la Clinica Ortopedica dell’Università degli Studi di Milano presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi Irccs, i cui dati non sono affatto trascurabili. Secondo la ricerca, il balzo per questo tipo di patologie è stato del +203%, passando dalle 10.066 unità alle 30.550 ( su un totale di 46.500 delle denunce all’Inail). La ricerca ha avuto modo di raccogliere le carenze del sistema, quanto a rischi per la salute dei lavoratori e prevenzione,sottolineando la necessità di intervenire su una maggiore sistemizzazione e uniformità delle prassi della letteratura internazionale, ma anche quella di portare un adeguamento negli indennizzi forniti dall’Inail ai lavoratori i quali, colpiti da tali patologie, ne risentono in misura considerevole, quanto a qualità della vita.

LA TUTELA DEL LAVORATORE – Nel caso in cui il lavoratore sia colpito da malattia professionale – riconosciuta tale – scatta il diritto alle prestazioni da parte dell’Inail, che differiscono per quanto riguarda la prestazione economica in relazione a inabilità temporanea, inabilità permanente, morte e rendita ai superstiti. Idem in caso di infortunio. Se da un lato il lavoratore dipendente ha l’obbligo, in caso di infortunio, di comunicarlo immediatamente al datore di lavoro, dall’altro il datore ha l’obbligo di inoltrare la denuncia/comunicazione di infortunio entro due giorni dalla ricezione del certificato medico. A questo proposito, segnaliamo in particolare che dal 9 febbraio è entrata in vigore una nuova procedura di invio telematico della denuncia di malattia professionale.

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