Il pomodoro si veste di nero

Andando in giro per la Campania, la Puglia, la Basilicata si capisce presto che quanto accaduto qualche anno fa a  Rosarno non è un caso isolato. Ma è solo la punta di un iceberg.

Se sulle nostre tavole arrivano sughi e passate di qualità eccellente, è perché sono prodotti con il lavoro nero dei braccianti agricoli stranieri (per lo più immigrati irregolari), sottopagati e tenuti in condizioni disumane. Tutti lo sanno, soprattutto nella provincia di Foggia, ma tutti fanno finta di niente. E chi non lo sa è bene che lo sappia. Nelle roventi terre di confine tra Basilicata e Puglia la campagna del pomodoro da anni padreoneggiano i “caporali” con il loro sfruttamento.

5 EURO PER UN GIORNO DI LAVORO – Nove immigrati su dieci lavorano in nero. L’orario di lavoro parte alle 4.30 del mattino per una media di otto/dieci ore nei campi. Il salario orario lordo è compreso dai 3 ai 5 euro (da cui però va sottratta una quota – anche consistente – che il caporale, il luogotenente del padrone schiavista, tiene per sé). Ci si ammala per via delle durissime condizioni di vita e lavoro cui si è costretti  (le patologie riscontrate sono principalmente osteomuscolari, a queste si aggiungono malattie dermatologiche, respiratorie e gastroenteriche). Il 71% è sprovvisto di tessera sanitaria (secondo un recente rapporto di Medici senza frontiere). Si tratta in maggioranza di uomini giovani provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana, del Maghreb o dell’Est Europa, e il 90% non ha alcun contratto di lavoro, mentre il 65% degli immigrati vive in strutture abbandonate, che il 62% non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive, che il 64% non ha accesso all’acqua corrente e deve percorrere distanze considerevoli per raggiungere il punto d’acqua più vicino.

 

Lo schiavismo dietro questo mercato del  è alle stelle.

A essere ridotti in schiavitù sono i lavoratori migranti, cittadini indiani e pakistani.

Molti di loro lamentano gravi problemi di salute per le condizioni lavorative cui sono sottoposti.

Ma le autorità dove sono? In realtà i controlli si limitano a verificare la regolarità della presenza dello straniero sul territorio italiano, senza influenzare le condizioni di sfruttamento sul lavoro di cui è vittima la manodopera straniera.

E’ da sottolineare come i controlli da parte delle istituzioni locali sulle condizioni lavorative dei migranti debbano essere necessariamente potenziati.

 

 

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